Andrea Cometti, poeta, raccoglie piume di varie fogge e colori nel suo taccuino grande come un cuore. In questo nido alloggiano le idee che maturano la stagione del volo, quando il tempo si fermerà incantato a seguirne i percorsi e le piume raccolte, tangibili testimonianze. Percorsi poetici, che Andrea traccia con le parole, che ora trovano anche una fisicità corporea nella scultura, dove il volo ha bisogno di ali molto robuste perché Icaro possa volare sicuro. Per non farsi cogliere impreparato dal suo desiderio di accarezzare i sogni, Andrea ha fatto esperienza di disegno, di modellato, di fonderia artistica, di intaglio nel legno ed è approdato così nella capitale del marmo, Carrara, città laboratorio, dove la poesia si annida nei luoghi più improbabili. Il poeta sa che lo stridore dell’officina può incrudire il sentire lirico, può frastornare il pensiero nel fabbricismo, nel rumore assillante, nella polvere, nella lacerazione della materia informe per ricevere nuovo vita nel tocco delicato o vigoroso, sempre perentorio, ma lui è deciso a percorrere questo sentiero accidentato, perché vuole verificare, fare esperienza, sentire.
Le opere che figurano in questa mostra testimoniano una sicura esperienza professionale sulle tecniche e sul linguaggio della scultura. Una linea di ricerca che va definendosi sempre di più nello sviluppo degli elementi simbolici, cardini della sua tematica come: il grembo (madre alata) raffigurante la morte; la piuma, l’ala simboli di una ricerca spirituale; le corna ed il fallo caprini rappresentazioni di transitorietà ed istinto. Ricerca che lo ha portato anche ad accostarsi, in alcune di esse, alla voce più alta del secolo trascorso, quella di Henry Moore. Omaggio discreto e carico di suggestioni di un giovane artista che si prepara ad affrontare un lungo e periglioso viaggio.
Ora più che cercare strade nuove, Andrea mi sembra fortemente impegnato a non perdere la via maestra, quella dei valori spirituali dell’esistenza e pone sempre ad ogni crocevia un
memento mori.

Carrara, 23.05.03 Franco Franchi
Professore di scultura


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Ho avuto la fortuna di nascere due volte.
La seconda, uscito da un lungo coma, ha segnato uno dei momenti più pieni, autentici della mia vita. È stato il momento in cui ho scoperto il pieno valore della parola. Non ero più passivamente parlato dal linguaggio codificato da secoli di uso. Il “buongiorno”, il “grazie”, il “come va?” pronunciato automaticamente, senza pensare il significato; suoni che scivolano spinti dalla routine quotidiana. La mattina il mio “buongiorno” all’infermiera significava: si apre davanti a noi una lunga giornata piena di vita, sono vivo, sei viva … È magnifico, assaporiamo questa giornata, istante per istante, come un magnifico frutto ……
In ogni parola che pronunciavo vi era tutto il mio essere, piena di significante ….. la magia delle prime parole del bimbo ma con piena consapevolezza.
Sono poi ritornato, purtroppo, alla routine, alle parole usate, consumate, fruste, meccaniche …… più parlato dal linguaggio che parlante.

Incontrando, sul nascere, la poesia di Andrea, sono tornato con nostalgia a quel periodo. Ho assistito alla nascita della poesia di Andrea e ne ho seguito, con trepidazione, la prima crescita. Nei testi suoi ho ritrovato la parola usata con parsimonia perché pesante, piena di tutto il suo significato, la parola come pietra ( e son convinto che le sue sculture saranno
Verba).
Andrea usa spesso parole desuete. Non è vezzo intellettualistico. È l’uso di parole possibilmente non usurate, non tanto consumate da perdere il significato primo.
Sono sempre usate nell’etimo originario, cioè nel primo e vero significato, non quelli che l’uso vi ha incrostato sopra rendendole spesso irriconoscibili e quindi ambigue.
Termini e costruzioni essenziali, scabri, puntuti (pochi aggettivi, sovente di origine verbale) ma che sottendono una materna dolcezza, una grande
pietas virgiliana.
Ho potuto contemplare due bronzi di Andrea (i primi). Erano la sua poesia: miracolosamente e magicamente fondevano la corrosività, l’essenzialità sofferente, ossea di Giacometti con la dolcezza curvilinea di Moore.



Lugano, 2003

Professore di storia e filosofia
Maurizio Anghinolfi


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Nei suggestivi spazi degli ex Bagni di Stabio, gestiti a scopo di animazione culturale da Ferruccio Frigerio con Ferruccio Cainero e Gardi Hutter, è stata allestita una doppia mostra d’arte: il pittore Franco Valsangiacomo ha dato conto della sua produzione più recente con una trentina di dipinti mentre lo scultore e poeta Andrea Cometti ha presentato venti opere (gessi, bronzi e una terracotta) realizzate in buona parte nel 2006.
[…]

[…] All’apertura della mostra, lo scorso 23 novembre, i due artisti sono stati presentati dal critico d’arte
Maria Will, […]

[…] In particolare di Andrea Cometti Maria Will ha poi, fra le altre cose, detto che:
“la sua è un’arte non solo completamente originale e personale, in evidente e stretta relazione con le visioni del mondo che esprime in poesia, ma anche e soprattutto è un’arte che assegna un ruolo e un valore insostituibili alla realizzazione formale e dunque banco di prova costituito dalla traduzione del pensiero nell’autonomia dell’opera. Opera nella cui realizzazione Andrea Cometti dà prova di possedere una sensibilità di modellato quasi connaturata alla sua mano. Ma anche dimostra di avere la consapevolezza della strutturazione che chiamerei sintattica dell’opera, come si avverte in special modo nei suoi lavori a rilievo.
Le sue figure che si risolvono in allegoria, che sono perciò cariche di simbolismi per così dire
gotici, alludendo con questo termine anche all’accoglienza dell’aspetto demoniaco, o se vogliamo all’accoglienza di quanto appartiene al regno della notte. Una fantasia che si presenta in Andrea Cometti non molto lontana da quella che tormentava il Goya dei suoi famosi Capricci.
Anche il ricorrere delle figure di animali, spesso antropomorfizzate e spesso ibridate con forme umane, potrebbe ricondurre a Goya, anche se in Andrea Cometti l’animale non è reso attraverso la deformazione della satira sferzante ma piuttosto restituito con un senso di forte simpatia.
Il lavoro di questo scultore-poeta si muove sulla riflessione attorno alle forze vitalistiche che ci dominano, dalla forza della sessualità fino all’istinto della violenza, che si traduce nella guerra, condannata con veemenza da Cometti attraverso le sue opere. Presenza costante è la morte, vista non solo come risoluzione finale ma come estrema manifestazione di vita e cme sua rigenerazione.
In questo contesto l’elemento femminile, l’immagine della donna che Cometti intende soprattutto nel suo potere di fertilità, assume un’evidenza simbolica e un rilievo speciale.
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Sei novembre 2008



ELOGIO ALLA SCULTURA DI ANDREA COMETTI


Quando Andrea mi ha chiesto di scrivere "qualcosa" sulle sue sculture, ho accettato ma sapevo non sarebbe stato facile.
Tentare di riportare in prosa le emozioni è tra i compiti più ardui e il mio incotro, avvenuto nel 2006, con la scultura di Andrea ne aveva suscitate parecchie. Mi capita sovente, quando un'opera d'arte mi conquista e mi stupisce di subire una sorta di sindrome di Stendhal. Le parole, che raramente mi mancano, sostano consapevoli, rachiuse in un guscio che la mente cova. Sono parole timide e confuse ma perfettamente a loro agio nella situazione di caos che le avvolge, "loro" sanno che prima o poi la bolla esploderà lasciandole scivolare dolcemente su un foglio di carta, ma questo comporta dei tempi incalcolabili. E in questo caso il tempo non giocava a mio favore.
Cosí ho cercato, sfiorando più volte con i polpastrelli quella bolla, di trovare una formula, la formula!, che avrebbe descritto l'opera e trasportato tali importanti agitazioni dell'animo su carta, ma nulla.
Poi un giorno, leggendo le poesie di Andrea, ho capito parte del mio blocco. Le parole da utilizzare, la lettura più fedele, la critica più obiettiva era già stata scritta dalla stessa mano dell'artista. Raramente ho trovato tanta coerenza tra parole e fatti.

André Breton scrisse, a proposito dell'opera di Frida Kahlo, che era come "un nastro rosa attorno a una bomba", permettendomi umilmente di rivisitare tale pensiero direi che a scultura di Andrea è come un insieme di rose bianche che coprono una bomba, se ne cogli anche solo una, colma di profumo e dolcezza scoprirai insieme anche l'amaro e la sofferenza che ti colpisce con violenza, ma che ti rende paradossalmente vivo.

Pensieri e parole nella bolla:

Morte e vita.
Dolcezza e brutalità.
Speranza e consapevolezza.
Ricerca e scoperta.
Eros e Thanatos.
Sono demoni scarni, con i corpi allungati cosí fragili eppure cosí imponenti.
Il dolore.
La passione.
Sono figure statiche eppur si muovono.
Sono forme piene eppur si muovono.
Sono madri con il corpo riverso, consapevoli che il dolore fa parte della vita.
Un demone danza, senza una gamba.
Un sorriso.
Una lacrima.
L'abbandono.


Alessia Borellini